Mese: Aprile 2020

Comunicare in modo semplice e comprensibile

Comunicare in modo semplice e comprensibile

Non sempre ci riesco, ma ci provo ogni santissimo giorno.

Comunicare è sempre più difficile, farti arrivare un messaggio tramite i social è sempre più difficile.

Aumentano giorno dopo giorno i messaggi che altri vorrebbero che tu leggessi, con l’obiettivo di farti comprare qualcosa, una pentola, un libro, un paio di occhiali o enne mila oggetti.

Magari loro attraggono la tua attenzione con un bel video o con una bella fotografia, cosa che io non credo sarò mai in grado di fare.

Nel senso che per una mia foto bella devi essere un grande artista di Photoshop e saper fare i miracoli.

Per definire bello un video che parla di pompe di calore e di impianti radianti o ventilazione meccanica, probabilmente stai vivendo un momento particolare che… passerà!

Però, io continuo a parlare di quello, per te che sei in fase di ristrutturazione o per te che sei in fase di nuova costruzione, e cercherò di farlo nel modo più semplice possibile.

Ci provo, ogni giorno mi capita di pensare il modo per spiegare un concetto difficilissimo nel modo più semplice possibile, fa parte dell’allenamento.

Non so quanto io ci riesca, ma continuerò a farlo per aiutarti a scegliere il meglio, evitando di sbagliare ed accompagnandoti nel tuo percorso.

Cosa e quanto cambierà

Cosa e quanto cambierà

In passato ho vissuto in prima persona qualche passaggio transitorio, quello dell’inizio della lotta ai refrigeranti nel condizionamento, quello tra la caldaia convenzionale e quella a condensazione, quello attuale della diffusione della pompa di calore al posto della caldaia.

Ne succederanno altri, ne sono successi prima e ovviamente ne succederanno anche dopo, fa parte del gioco.

Oggi però dobbiamo tutti fare i conti con qualcosa in più, che non è l’evoluzione degli impianti e nemmeno il virus pandemico che ci ha colpito in questi mesi.

Dobbiamo fare i conti con una bestia di quelle davvero feroci e a volte senza regole, di quelle che non trovi nei manuali o nei corsi come gestire al meglio.

In questi giorni e soprattutto nel futuro prossimo, avremo a che fare con noi stessi, con le nostre paure più profonde e con la nostra ansia, perché vogliono farci credere che è difficile sopravvivere.

Ma dandogli retta, andando in confusione, alimentiamo inutilmente uno stato di panico, che non fa bene alla nostra salute e ci evita di assaporare il piacere più grande che tutti noi ci stiamo dimenticando.

Quello di vivere.

Perciò, con un pizzico di buon senso, riprendiamoci gli spazi e cerchiamo ci creare un mondo migliore.

3 aspetti chiave per un impianto efficace

3 aspetti chiave per un impianto efficiente

Il calderone d’oro è a portata di tutti, ma bisogna ragionare fuori dagli schemi.

Quando pensi a riscaldare, raffrescare e produrre acqua calda sanitaria, devi fare come nel film di Matrix e vedere tutto in numeri.

Oltre a quelli, ti servono i numeri del fabbisogno energetico della famiglia che vive sotto a quel tetto, e questo è il secondo punto.

Il terzo invece è come un rompicapo.

Tu la produci circa per la metà del tempo che ti serve, ma devi sfruttarla e trovare il sistema per averne sempre una piccola scorta a disposizione.

Certo, la via più semplice è accumulare, ma non siamo ancora nella condizione di accumulare in estate per utilizzare in inverno.

E allora come si fa?

Semplice, si sfrutta al massimo quella a disposizione e si usa la rete come serbatoio, o al massimo si inserisce un sistema di accumulo per avvicinarci sempre di più all’obiettivo.

Ma prima di pensare alla batteria, pensa alla casa, perché è l’accumulo più importante che dobbiamo imparare a gestire e sfruttare nel migliore dei modi.

Pensa alla temperatura, pensa all’umidità, pensa all’acqua calda sanitaria, ragiona fuori dagli schemi.

L’indipendenza energetica non è un miraggio ma un punto di arrivo, e ci stiamo avvicinando sempre di più.

Ottimizzare un vecchio impianto di riscaldamento

Come ottimizzare un vecchio impianto di riscaldamento

E tu, lo hai pulito?

Navigando in rete ho trovato un vecchio proverbio emiliano/romagnolo che dice “la pulizia sta bene ovunque tranne che nel portafoglio”.

E non è molto diverso il ragionamento in un impianto di riscaldamento, vecchio o nuovo che sia, se non è pulito dentro… eccome se te lo pulisce il portafoglio!

Soprattutto negli impianti che qualche inverno lo hanno passato, uno dei principali lavori da fare, obbligo se si sostituisce il vecchio generatore, è lavare il circuito di riscaldamento.

In genere sono 4 passaggi, a seconda di quanto sporca è l’acqua e di quanto rendono gli elementi interni del sistema di riscaldamento, si combina la chimica con la pressione dell’acqua.

In buona sostanza, più l’acqua è scura, maleodorante, spesso con la presenza di detriti… meno efficiente è il sistema e più alte saranno le bollette.

Oggi possiamo anche rallentare la formazione di sporcizie sui circuiti, in alcuni casi possiamo anche evitarla, ma come si può fare?

Semplice, dopo la pulizia del circuito, basta additivare l’acqua del riscaldamento con il prodotto corretto, diverso per il radiante e per le alte temperature.

Sul nuovo invece, fondamentale, togliete gli scaldasalviette dai circuiti in bassa temperatura, e l’impianto vi ringrazierà 2 volte.

Fotovoltaico e mobilità elettrica

Fotovoltaico e mobilità elettrica

C’è un numero sempre più importante da aggiungere quando pensi alla taglia del fotovoltaico da installare nella tua casa.

Una volta prendevi la bolletta, facevi due calcoli matematici e capivi più o meno la taglia. Con una forbice molto ampia, per le conoscenze di allora ci poteva stare.

Oggi oltre a quel numero, che possiamo stimare anche se l’abitazione esiste solo sulla carta, dobbiamo aggiungere 3 componenti molto importanti.

Il consumo della pompa di calore, che lavorando in estate e in inverno, se applicata in modo intelligente, diventa il più rilevante e importante da coprire.

Il consumo del piano a induzione, che in realtà per una famiglia di 3/4 persone ha un valore medio di 550/600 kWh all’anno, che è corretto considerare.

Ma poi viene il terzo e ultimo punto, la mobilità elettrica.

Qui è un po’ più difficile fare stime precise, ma un paio di numeri con un minimo di buonsenso non è difficile estrarli.

Quello che è un po più difficile da fare è il conteggio della potenza massima del contatore e della potenza del fotovoltaico da installare.

È un po difficile perché al commerciale di turno che vende a catalogo non glielo hanno ancora detto, e quindi me lo tengo tutto per me! 😜

P.S.: Basta un po di fantasia. non è difficile

Come sfruttare il radiante e la vmc

Come sfruttare il radiante e la VMC al meglio

Se la fai come si deve non c’è alcun rischio da temere, anche se in molti ancora oggi ti dicono che “fa condensa” o peggio ancora che non devi aprire le finestre.

Già è difficile parlare di ventilazione meccanica, perché anche se voi non ci crederete, la maggior parte di chi approccia al mondo delle ristrutturazioni o delle nuove costruzione, crede davvero che basti aprire le finestre.

Ma per fortuna, oramai non è difficile trasmettere il concetto che il ricambio aria dev’essere automatico e continuo, pena un abbonamento a vita con le farmacie.

Poi c’è il punto più delicato in assoluto, la deumidificazione che si può integrare e abbinata al pavimento è una soluzione molto efficace, ma anche qui mi vengono i brividi!

“Un mio amico l’ha montata e il pavimento gli crea condensa, quindi non funziona”

“Mi hanno detto che se la monto non puoi più aprire le finestre”

Io userei la mia arma segreta: mammalebotte…

Quello che manca allo sfortunato cliente e probabilmente anche a chi la pensa in modo diverso, è la conoscenza dei sistemi e il come interfacciarli con l’elettronica.

Non scendo nel tecnico, ma l’elettronica gestisce le temperature come un direttore la sua orchestra. Se manca il direttore esce musica stonata, se manca l’elettronica sulla VMC con deumidificazione…

Trasforma il debito energetico in un investimento economico

È il concetto che alimenta il motore dell’economica e delle rinnovabili, quello che dovrebbe permetterci di rinnovare il vecchissimo parco immobiliare che abbiamo a disposizione, eppure sembra non bastare mai!

Leggo spesso commenti sotto alle varie pubblicità di chi propone i prodotti specifici, e si legge di tutto: costa troppo. dovrebbero aumentare gli incentivi, dovrebbe essere gratis.

Vabbè, sorvoliamo sul gratis, ma prendiamo il toro per le corna e iniziamo il ragionamento al rovescio.

Quanto spendi all’anno per il riscaldamento?

Quanto spendi all’anno per l’energia elettrica?

Quanto attento sei alla gestione delle temperature per non consumare troppo?

Quello è il numero di partenza per fare due ragionamenti sulla green economy, e quindi iniziare seriamente a pensare all’involucro, alle finestre, al tetto, agli impianti e a tutto il resto.

Solo che il debito energetico è un nemico grande e forte. Per quanto la storiella di Davide e Golia sia tra le più famose, per combattere questo nemico ci vogliono i professionisti.

Se giochi bene le tue carte, ne uscirai vincitore e non ti dovrai più preoccupare delle bollette. Se la giochi male, avrai speso tanti soldi e da prima a dopo cambierà pochissimo.

Quindi, prima di muoverti, pensaci bene.

Non diventi esperto con tre video su YouTube

Non diventi esperto con tre video su YouTube

Lasciate ogni speranza, o voi che entrate!

E se lo scriveva Dante nella porta dell’inferno, credimi che un motivo c’è e come, non era solo filosofia e licenza poetica.

Nella produzione dei componenti intesa come la fetta più generica dei produttori di materiali per gli impianti tecnologici domestici, è un vero e proprio inferno.

Chi innova di continuo e chi è rimasto ancora a 30 anni fa, chi zitto zitto produce per tutti e chi spudoratamente dichiara di essere un produttore di componenti, ma non risulta essere una cartografica, è davvero un inferno.

Ma all’inferno dietro alla porta, qui si aggiunge l’inferno che c’è prima della porta, prima ancora di entrare, e quello è ancora più preoccupante.

Mi rendo conto che la prima cosa che manca in maniera pesante ed importante in Italia è proprio l’informazione, e quando la abbini a un settore in continua evoluzione, capisci l’ampiezza del problema e ti rendi conto dei danni che si creano.

E in effetti, nel mondo degli impianti domestici, l’evoluzione dei materiali e degli impianti negli ultimi 4 anni ha dato una bella spinta all’innovazione, che ha ridato brio al settore e portato la necessità di nuove competenze.

Ma un nuovo problema si aggiunge ai tanti già noti, e ahimè ho già iniziato ad assistere prime vittime, perciò vi chiedo di fare attenzione, perché non bastano 3 video su YouTube, ci vuole pratica, studio e la fortuna di aver imparato anche dai propri errori.

E per come la vedo io, l’esperto del periodo in cui stiamo vivendo tutti parla 3 lingue ben precise:

  • In modo semplice al cliente per trasmettere tutti i concetti necessari a comprendere le scelte e renderle realmente consapevoli
  • In modo tecnico e preciso al progettista, per redigere sulla carta non il solito progetto, ma una vera e propria guida da seguire per la realizzazione degli impianti domestici
  • In modo pratico all’artigiano elettrico e a quello idraulico, per trasmettere tutte le informazioni necessarie a realizzare l’opera d’arte

Ma non finisce qui, oggi l’esperto vero non chiama l’assistenza tecnica per fare gli avviamenti, si prende la briga di avviare i sistemi progettati e se ne prende cura nel tempo, perché solo lì estrai i numeri reali e capisci se hai fatto un buon lavoro o meno.

Ma tu fai attenzione, perché è facile autoproclamarsi tale, ma è sul campo che lo capisci o meno, qui a far la differenza c’è solo la pratica.

Ho capito, ma per la batteria

Ho capito, ma per la batteria?

Dopo aver calcolato la produzione di energia elettrica, oggi vi avevo promesso due parole sull’accumulo e vado dritto al sodo.

Non compratelo se cercate un investimento economico puro, per quello potete giocare in borsa, giocare nell’acquisto e/o nella vendita di titoli o scommettere su una startup e finanziarla.

Non ho perso la retta via tutto su un colpo, tranquillo.

Non sono mai stato favorevole alla batteria di accumulo vista come un investimento economico, preferisco e trovo più logico e sensato etichettarla come la realizzazione di un nostro desiderio di ecologia e di indipendenza.

E sottolineo, non diventi energeticamente indipendente con una batteria, perché per arrivare all’ultimo step, quello definitivo, deve cambiare il ragionamento in ognuno di noi.

Essere indipendenti dal punto di vista contatore, vuol dire accumulare energia d’estate e sfruttarla in inverno, e qui la capienza minima di una batteria, per svariate ragioni, deve superare almeno i 250 kWh disponibili.

Ora come ora, possiamo solo dire che ci stiamo arrivando, ma non manca moltissimo.

Per questo chiudo solo con un consiglio.

Se ci stai pensando ben venga, è comunque un gesto che merita un plauso, ma non diventare pazzo per capire la taglia, prendi la più grande e non te ne pentirai mai.

È tutta una questione di numeri

È tutta una questione di numeri

C’è una situazione che mi fa sorridere spesso, quella del committente alla ricerca dei preventivi, che non sa ancora come realizzerà la casa e nemmeno se l’involucro sarà in legno o in mattoni, ma ha una certezza assoluta.

“A casa mia metto la pompa di calore, faccio 6 kW di fotovoltaico e metto le batterie di accumulo”

Capita spesso di sentirlo dire al telefono o di leggerlo in qualche mail, e di solito ci rido su prima di rispondere e condividere il perché questa è l’affermazione tipica di chi non ha capito una cippa.

Prima devo capire quanta energia termica serve in estate ed in inverno, per poi trasformarla in consumo elettrico.

Poi passo a fare una stima di quanta energia servirà per vivere in quella casa, pensando all’induzione, al tutto elettrico senza dimenticare che i nuovi elettrodomestici consumano davvero poco.

Poi devo pensare al futuro, la mobilità elettrica è parte di noi, non considerarla in una nuova abitazione è davvero un’opportunità sprecata.

Poi tiro le somme, do un occhio al tetto, faccio due conti… et voilà, la potenza del fotovoltaico è servita, ma manca ancora l’ultimo pezzo.

La batteria di accumulo.