È stato un no categorico!

Tipica consulenza per retrofit, che tradotto vuol dire il cambio di un generatore di calore con una pompa di calore.

Casa con un isolamento datato ma efficace, riscaldamento a pavimento, con una caldaia che ha visto sicuramente le sue primavere in abbinamento a un’altra caldaia a legna.

Faccio i miei rilievi, intanto il cliente mi spiega le sue abitudini e cosa vorrebbe migliorare, fino a che ci sediamo e mi viene la domanda fatale, quasi ironica.

Allora, leviamo tutto e la facciamo completamente elettrica?

La risposta mi ha lasciato perplesso…

“No, io vorrei integrare il mio bollitore da 1500 litri, perché poi ci collego anche i pannelli solari termici, e così quando fuori fa tanto freddo posso ancora usare la vecchia caldaia a legna che funziona ancora benissimo.”

In ordine, ho chiuso gli occhi, ho fatto un respiro profondo, ho silenziosamente invocato San Germano Mosconi e…

Ho detto che mi spiace, ma una schifezza del genere, ovvero una soluzione ibrida, non la faccio nemmeno se mi pagano il doppio.

Ho elegantemente chiuso ogni tipo di discussione e ho salutato, perché è una soluzione che non condivido e non trova logica nel mio modo di fare, seguire e tarare gli impianti.

Morale della storia, che ahimè non è inventata, ma mi è successa ieri pomeriggio:

Gli impianti li progetto con i ragazzi che collaborano con me, li seguo personalmente durante la realizzazione, li collaudo e poi me ne prendo cura da remoto.

Ma non ci sono soluzioni democratiche, o si fa come dico io o si chiude lì qualsiasi tipo di discussione, perché poi sono io che impazzisco a seguire e a tarare i sistemi, non delego a terzi rispondendo “chiama il centro assistenza”.

Fine della storia.

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