Il riscaldamento a pavimento…

Nei primi anni 2000, quando si realizzavano i primi sistemi “col tubo in plastica”, si sentivano spesso due affermazioni:

  1. se si rompe un tubo poi sono guai era in testa all’hit parade
  2. poi c’era la leggenda della caviglia che si gonfia come un cotechino

Sulla prima mi astengo, perché potrei diventare scurrile esprimendo il pensiero che se non sai come fare una cosa non dovresti nemmeno iniziare prima di esserne certo.

E non parlo del cliente, ma parlo dei professionisti che in questo caso prende l’idraulico e l’impresa edile, ma ritorniamo ai primi anni 2000, fermiamoci qui.

Nel secondo caso invece sono scoppiato a ridere.

Ora, capisco quando i sistemi radianti iniziavano a diffondersi e le informazioni erano davvero poche, un denominatore comune infatti era che l’utente in questione era terrorizzato perché un parente, un amico o un conoscente lo aveva e…

Certo, non poteva sapere che il problema era che glielo avevano montato con i piedi, ma ripeto e sottolineo, erano i primi anni 2000 e di certo non vi era la diffusione di social e Internet come oggi.

Chi si lamentava all’epoca, tra gli errori di progettazione e/o realizzazione, aveva quello tipico della temperatura di mandata, che se negli anni 2000 era “perdonabile”, oggi dovrebbe essere inesistente.

Eppure…

Oggi fortunatamente si muove il consorzio Q-RAD a fare informazione e trasmettere qualche nozione sempre utile ai professionisti che poi realizzano fisicamente gli impianti, mi auguro che il patentino diventi come un virus e colpisca tutti gli artigiani, per il bene del cliente finale.

Lascia un commento

>