Quando si parla di impianti a pompa di calore, uno degli aspetti più importanti è come collegare la pompa di calore all’accumulo tecnico e al circuito di distribuzione. Tra i vari schemi di collegamento per pompe di calore, lo schema a T sta emergendo come la soluzione più efficiente e flessibile, capace di migliorare il rendimento in tutte le stagioni.
In questo articolo ti spiego in modo chiaro cos’è lo schema a T, come funziona, da dove nasce e perché sempre più progettisti e installatori lo scelgono per impianti a pompa di calore moderni. Se stai cercando il miglior schema idraulico per pompe di calore, sei nel posto giusto.
Cos’è lo schema a T per pompe di calore
Lo schema a T è un collegamento idraulico che mette in comunicazione la pompa di calore con il serbatoio tecnico (accumulo inerziale) e il resto dell’impianto tramite tee idrauliche (derivazioni a T) sulla mandata e sul ritorno.
L’idea di base è semplice:
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La mandata della pompa di calore viene divisa tramite una T: una parte va direttamente verso i terminali (impianto secondario) e una parte verso l’accumulo tecnico.
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Il ritorno dell’impianto rientra verso la pompa di calore sempre passando da una T che si collega anche al ritorno dell’accumulo.
In questo modo si creano due circuiti semi-indipendenti:
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Primario: pompa di calore ↔ accumulo
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Secondario: accumulo ↔ impianto (es. riscaldamento a pavimento, ventilconvettori, VMC)
La funzione dello schema a T è quella di separare idraulicamente il circuito primario da quello secondario, garantendo la giusta portata d’acqua a entrambi e permettendo alla pompa di calore di lavorare nelle condizioni ideali.
Vantaggi dello schema a T negli impianti a pompa di calore
Utilizzare lo schema a T per collegare una pompa di calore con accumulo tecnico offre numerosi benefici:
1. Separazione dei circuiti
Lo schema a T divide circuito primario e secondario, evitando problemi di portata e circolazione che possono compromettere il funzionamento della pompa di calore.
2. Maggiore efficienza in estate e in inverno
Permette di fornire il lavoro diretto della pompa di calore ai terminali (es. riscaldamento radiante o raffrescamento) senza passare obbligatoriamente attraverso l’accumulo. Questo significa meno perdite di temperatura e migliore rendimento stagionale.
3. Migliore gestione dei cicli di sbrinamento e ACS
Durante lo sbrinamento o la produzione di acqua calda sanitaria, l’impianto può attingere energia accumulata nel serbatoio per continuare a riscaldare o raffrescare gli ambienti, evitando sbalzi di comfort.
4. Elimina il separatore idraulico
Con un accumulo ben collegato a T, puoi fare a meno del separatore idraulico tradizionale, semplificando l’impianto e riducendo i costi.
5. Funziona bene sia con impianti radianti che con fan-coil
Lo schema a T è universale e si adatta perfettamente sia ad impianti invernali che estivi, anche con temperature di mandata e ritorno molto diverse.
Da dove nasce lo schema a T?
Lo schema a T non è una moda recente. I concetti di separazione circuito primario-secondario risalgono agli anni ‘40 nel settore idronico. Il collegamento tramite tee ravvicinate è stato utilizzato per decenni nelle caldaie.
Ma è con la diffusione delle pompe di calore e la necessità di installare accumuli tecnici per garantire volumi minimi, gestione dello sbrinamento e riduzione dei cicli ON/OFF che lo schema a T ha iniziato a essere adottato sistematicamente.
In Nord Europa era già discusso nei primi anni 2000. In Italia, il termine “schema a T” è stato reso popolare dal 2020 in poi, anche grazie ai webinar tecnici di aziende come Caleffi, e alla divulgazione fatta da esperti del settore come Devis Barcaro (co-fondatore di Casa No Gas e inventore del sistema Thermocore), che da anni utilizza lo schema a T in quasi tutti i suoi progetti.
Schema a T vs Schema a 4 attacchi
Per capire meglio, vediamo la differenza tra uno schema a T e uno schema a 4 attacchi.
| Caratteristica | Schema a T (2 attacchi) | Schema a 4 attacchi (in serie) |
|---|---|---|
| Collegamento accumulo | In parallelo | In serie |
| Circolazione attraverso l’accumulo | Solo quando serve | Sempre |
| Rendimento in estate/inverno | Molto alto | Può generare inefficienze |
| Separazione circuito primario/secondario | Sì | Parziale o assente |
| Complessità | Media | Alta (più valvole, più costi) |
Come si realizza correttamente uno schema a T
Perché funzioni bene, lo schema a T deve essere progettato con attenzione. Ecco le regole fondamentali:
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Tee ravvicinate: le derivazioni tra mandata/ritorno e accumulo devono essere il più vicine possibile per evitare circolazioni parassite.
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Valvole di ritegno: inseriscile per evitare ritorni di calore indesiderati (termosifone inverso).
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Dimensionamento del serbatoio: scegli un volume adeguato alle caratteristiche della pompa di calore (in genere 15-20 litri per ogni kW termico).
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Isolamento termico: l’accumulo deve essere ben coibentato per ridurre dispersioni e mantenere la stratificazione.
Quando usare lo schema a T
Lo schema a T è ideale per:
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Impianti 100% elettrici con pompe di calore aria-acqua
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Ristrutturazioni in sostituzione di caldaie a gas
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Nuove costruzioni con impianti radianti e VMC
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Sistemi con ventilconvettori, dove serve continuità di comfort durante i cicli PDC
Inoltre, è perfetto quando si vuole semplificare l’impianto, ridurre i costi, aumentare l’efficienza e avere una gestione intelligente tra accumulo e generatore.
Conclusione
Se stai progettando un impianto a pompa di calore e vuoi ottenere il massimo in termini di efficienza, comfort e affidabilità, lo schema a T è la soluzione giusta.
Non si tratta solo di un trucco idraulico, ma di un approccio tecnico maturo, validato da decine di realizzazioni e supportato da aziende leader del settore.
Come Casa No Gas, progettiamo impianti 100% elettrici ad alta efficienza e applichiamo lo schema a T in modo sistematico, perché funziona meglio, costa meno e garantisce il massimo comfort in tutte le stagioni.



